- Da bambina non le è stata diagnosticata la dislessia e a scuola all’inizio faceva “molta fatica”
- La conduttrice 46enne confida cosa avrebbe fatto se non avesse scelto di lavorare in tv da protagonista
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Sempre sorridente e in forma, ogni giorno è in tv su Rai1 con La Volta Buona. Caterina Balivo in una lunga intervista rilasciata a Sette, inserto del Corriere della Sera, svela di non aver mai trattato benissimo il suo corpo. “Mi sono adagiata sul fatto di avere un buon metabolismo”, spiega. Ora, a 46 anni, è diverso.
Quando le si chiede che rapporto abbia col suo fisico, la presentatrice risponde: “L’ho sempre accettato com’è e devo ammettere di non averlo mai trattato benissimo: mi sono adagiata sul fatto di avere un buon metabolismo, ma dopo i quaranta ho capito che non sarebbe stato così per sempre. Oggi faccio sport tutti i giorni. Parliamo tanto di longevità, ma poi facciamo fatica a mettere in pratica due cose base come un sonno corretto e fare movimento. Cose che non dovremmo cominciare a fare ‘con gli anni’, ma che dovrebbero diventare buone abitudini già da ragazzi. E invece in tanti paesini, soprattutto nel sud Italia, ci sono scuole senza palestre o con strutture vecchie. Per non parlare di polisportive che ti chiedono anche mille euro per far giocare un bambino a calcio. Lo sport dovrebbe far parte della crescita e della quotidianità di ciascuno”
I due figli avuti dal marito 57enne Guido Maria Brera, Guido Alberto e Cora, 14 e 9 anni, praticano rispettivamente canoa e ginnastica artistica. La Balivo li adora e con loro modera l’uso dei device, soprattutto del telefonino, come più volte sottolineato. La sua vita le piace, ma se non avesse fatto la conduttrice, sa che professione avrebbe scelto: “Avrei voluto occuparmi dell’organizzazione in una multinazionale. Chi viene in studio ormai mi conosce, e un po’ sorride di questo: prima di cominciare metto a posto le tazzine e i cuscini, chiedo al pubblico di sistemarsi in base ai colori degli abiti che indossano e all’acconciatura… Sono molto attenta ai dettagli”.
Caterina è così anche tra le mura domestiche: “Diciamo che non riesco a non vedere: è un continuo riprendere i miei figli, a volte anch’io mi sento pedante e se fossi in Guido Alberto e Cora mi sopporterei a fatica… E’ un continuo: chiudi la bocca, stai composto quando mangi, attento al gomito, non rispondere male, metti a posto le scarpe”.
“Non ricordo nulla della mia vita prima dei 25 anni. So che sembra assurdo – confida – faccio ‘pruning’: libero il mio cervello da ciò che è stato per accogliere nuove informazioni e nuove emozioni”. Sono le sorelle, le amiche, i genitori la sua memoria.
Caterina rivela anche che da bambina non le è stata diagnosticata la dislessia. Ricordando i tempi in cui era una studentessa, racconta: “All’inizio facevo molta fatica, anche a causa della dislessia che, come accadeva in quegli anni, non veniva diagnosticata. Ti dicevano: non ti impegni, e finiva lì. Ricordo che a un certo punto, lo chiamo ‘il miracolo di Natale’, dopo la pausa invernale della prima media, sono rientrata e ho cominciato a fare bene la prima interrogazione, poi un buon voto in una verifica… e via, miglioravo di giorno in giorno. Al liceo ero molto brava, ho fatto il classico: la domenica mi serviva per portarmi avanti, nelle sere del fine settimana volevo uscire”.

