- Martina Stella oggi, dopo la separazione dal padre di suo figlio Leonardo, è single
- Intervistata da “Il Corriere della Sera” ha parlato anche delle sue relazioni passate
- Poi ha spiegato di definirsi lei per prima “un caso umano”, ecco perché
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Martina Stella si è definita “un caso umano”. L’attrice, 41 anni, è single ormai da un po’, a seguito della separazione dall’ormai ex marito Andrea Manfredonia.
In un’intervista rilasciata a “Il Corriere della Sera” ha parlato, tra le altre cose, della sua vita sentimentale, quella passata e quella presente.
Le è stato chiesto se l’attenzione maggiore da parte della stampa rosa l’abbia ricevuta quando era insieme a Valentino Rossi o quando ci fu lo scandalo e il malore di Lapo Elkann. Entrambi infatti sono stati suoi compagni in passato.
“Direi con Valentino, perché era nel suo momento forse di maggior successo e anch’io. Però fu una storia molto breve, da ragazzini. Con Lapo, ci fu un altro tipo di attenzione. Ci eravamo già lasciati, la cosa complicata fu scegliere il silenzio: non mi sembrava giusto parlare di cose che riguardavano un’altra persona. La nostra è stata una bellissima storia e, anche se non siamo amici nel senso quotidiano del termine, nei momenti belli e in quelli brutti, in qualche modo, ci siamo sempre stati”.
Le è stato anche chiesto se il fatto di aver avuto due figli con due uomini diversi – Ginevra, che oggi ha 13 anni, insieme all’hair-stylist Gabriele Gregorini e Leonardo, 4 anni, con il procuratore sportivo Andrea Manfredonia – abbia significato il tradimento del sogno della “famiglia per sempre”.
Ha replicato: “Sì, sicuramente. Alla famiglia tengo molto, anche perché i miei si erano separati quando ero ragazzina. Ho avuto tanti sogni e quasi tutti si sono avverati, però non si può avere tutto. Accade anche questo: una storia finisce, una famiglia cambia forma. E allora si riparte, con più forza e con una consapevolezza diversa”.
“Oggi sono single, sto bene così, sono concentrata su figli e lavoro. Però, dopo la separazione, gli amici insistevano: ‘Dai, devi conoscere qualcuno’. E lì è cominciato un piccolo vortice tragicomico di appuntamenti, tavolate in cui ‘per caso’ ti mettono davanti l’unico single, situazioni imbarazzanti, incontri rocamboleschi”, ha aggiunto.
“Da lì è nato il mio podcast su YouTube Casi umani. Il titolo è una provocazione, ovviamente: io per prima mi definisco un caso umano”, ha proseguito.
Quindi ha spiegato perché la definizione di “un caso umano”: “Perché, rimettendomi in gioco con una situazione familiare già costruita, mi sono accorta che attiravo persone un po’ particolari. Mi capitavano uomini che al primo appuntamento passavano un’ora a parlare dell’ex moglie: io sono empatica, ho fatto anni di analisi, so ascoltare, però non ci vuole Freud per capire che qualche nodo non è risolto. Oppure, approcci surreali: uno tentò un bacio a rallentatore, partendo da lontano, come in un film. Glielo dissi e, dopo, in macchina, quasi mi saltò addosso. Io più che sedotta mi sono spaventata”.
“Da lì ho capito che non era solo una mia storia: nei sentimenti, nella giungla umana delle relazioni, siamo tutti un po’ goffi, feriti, comici. E raccontarlo mi è sembrato liberatorio”, ha concluso.

