- “Il ruolo di capo della Casa Savoia lo sta portando avanti mio padre”, spiega la 22enne
- La principessa segue i suoi interessi tra arte, cinema, teatro e moda: vuole realizzarsi così
Vittoria di Savoia debutta come curatrice, con Sarah Douadi, della mostra “Il Ratto d’Europa”, realizzata con BKV Fine Art per la Milano Art & Design Week 2026. A Vanity Fair la figlia primogenita di Emanuele Filiberto e Clotilde Courau svela perché non indosserà mai una tiara. “Sono un maschiaccio: faccio boxe”, sottolinea la 22enne. “Il ruolo di capo della Casa Savoia lo sta portando avanti mio padre”, precisa.
Single, la principessa non si vede con figli: “Non ci penso, sinceramente. In questo momento la mia priorità è il lavoro. Sono iperattiva, ho bisogno di muovermi, fare, pensare e concretizzare. Prima viene la realizzazione professionale. Poi si vedrà per tutto il resto”. Sul suo titolo nobiliare dice: “Se proprio dobbiamo definire una ‘principessa’ nel 2026, direi una donna libera, con le proprie idee, che le porta avanti senza paura e usando la propria voce. Oggi, comunque, né in Francia né in Italia esiste più la monarchia. Quindi…”.
Vittoria vive a Londra, che ama moltissimo. La sua giornata tipo? “Faccio casting quando ci sono provini per il cinema, frequento la RADA e faccio anche scuola di clown”. Qualcuno la definisce ‘radical chic’, lei replica: “Io non sto molto sui social e tendo a ignorare gli haters. Da queste critiche traggo solo forza. Pensano che io sia una ricca snob che non sa fare nulla? Allora dimostro il contrario: lavoro, costruisco, mi impegno. I risultati parlano”.
La ragazza sul papà confida: “Oggi ho un rapporto molto aperto e sincero. E’ il mio migliore amico. Posso dirlo? E’ molto simpatico. Posso parlare di tutto senza essere giudicata. E questo vale anche per mia madre. Sono entrambi molto moderni”. Quando le si chiede se abbia un difetto, ribatte: “Se me l’avesse chiesto da adolescente, forse avrei fatto l’elenco della spesa perché ero molto arrabbiata… ma oggi è diverso. A un certo punto della vita bisogna smettere di attribuire ai genitori la responsabilità dei propri problemi. Bisogna tagliare con il passato, crescere e andare avanti”.
Ha superato la rabbia con la recitazione. Vittoria spiega: “Il teatro mi ha aiutata moltissimo. Consiglio ai ragazzi in crisi di fare teatro. La recitazione ti obbliga a lavorare sul carattere, sui ruoli, ti mette in relazione con gli altri. E poi, quando sali sul palco, puoi lasciare tutti i problemi fuori. E’ una forma di terapia”. Racconta: “Ero la tipica ragazza ribelle che voleva più libertà e indipendenza. Per questo sono andata via di casa a 17 anni. Ho lasciato l’università senza dirlo ai miei genitori. Mi sono trasferita a Londra. Lì ho iniziato a lavorare in un pub-ristorante e a guadagnare i soldi con cui mi sono pagata gli studi di teatro”.
Sul portare un giorno la tiara, Vittoria precisa: “Non credo. Non mi sento a mio agio. E’ qualcosa che per me appartiene al passato, e io sono una ragazza di 22 anni. Voglio fare teatro, arte… le tiare e gli abiti lunghi luccicanti da principessa non mi rappresentano. Sono un maschiaccio: faccio boxe, mi vesto spesso con tute sportive e pantaloncini corti”.
Con la sorella Luisa, 19 anni, ha un rapporto “molto bello”. “Luisa è quella intelligente delle due. La più inquadrata. Sta studiando legge a Parigi e ha voti altissimi”, precisa. Per lei le donne devono lottare per affermarsi ed essere unite: “Devono imparare a fare squadra, ad allearsi. Spesso invece si fanno la guerra tra loro, e non c’è cosa peggiore”. Lei lo fa con quelle della sua famiglia. “Siamo un gruppo di donne molto forti e solidali. E mia madre ne è l’esempio: è la donna più forte che abbia mai conosciuto”, sottolinea Vittoria.

