“Mancanza di umanità ed empatia”: Alfonso Signorini rompe il silenzio e rivela cosa l’ha ferito profondamente – Gossip.it

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  • “Al centro di un clamore mostruoso, una gogna mediatica e devi in qualche modo capire come sopravvivere”
  • “Ce l’ho fatta con mia grande soddisfazione. Soprattutto con il supporto del mio compagno”

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Alfonso Signorini torna al lavoro a Verona, porta in scena La Bohème all’Arena. Dopo mesi rompe il silenzio sullo scandalo che l’ha travolto. A Il Giornale svela com’è sopravvissuto e rivela cosa l’ha ferito profondamente. E’ stato il distacco di molti che considerava amici. Mancanza di umanità ed empatia, sottolinea.

Si è ‘rinchiuso’, parole sue, in “una bolla”: “Perché si costruisce una bolla? Per sopravvivere. Perché tu sei al centro di un clamore mostruoso, una gogna mediatica che vuole annientarti, e devi in qualche modo capire come sopravvivere. Non come vivere: come sopravvivere”. Il 62enne, legato a Paolo Galimberti, sottolinea: Ce l’ho fatta con mia grande soddisfazione. Soprattutto con il supporto del mio compagno, che aveva tutto il diritto di dirmi: ‘Arrivederci e grazie’. Invece mi è stato a fianco giorno dopo giorno”.

“Ho sentito l’immediato bisogno di staccare dal mondo della tv e dei giornali”, confida Alfonso. La decisione di lasciare Chi era arrivata già prima, precisa. Mi sono isolato nella bolla e non ho permesso a niente e a nessuno di entrare. Ho detto ai miei avvocati: voi mi sostituite. Io non voglio sapere più niente. Ho cambiato anche il numero di telefono per evitare i messaggini degli amici. Aveva bisogno “di non avere contatti con il mondo esterno. Di impedire che qualcuno mi facesse sentire sporco per una cosa della quale non mi devo assolutamente vergognare”.

Signorini ha avuto paura, lo ammette, ma è andato avanti. C’è una cosa, però, che gli ha fatto male: “A parte la gogna, il silenzio di certe persone che si professavano fratelli, amici, che in passato con biglietti e lettere manifestavano tutta la loro stima professionale e il loro affetto. E che sono letteralmente spariti. Neppure il gesto di prendere in mano il telefono per chiedermi ‘Come stai?‘. Ecco, tutto questo dopo trent’anni di frequentazioni, di attestati di affetto, non me lo sarei mai, dico mai, aspettato. Una mancanza di umanità, di empatia che mi ha profondamente ferito. E’ una cosa che non dimenticherò facilmente. Ma non è questo il momento per lasciarsi andare a questo genere di considerazioni”.

Il giornalista e conduttore aggiunge:  C’è stata un’omofobia mostruosa. Denuncia il “silenzio totale”, delle organizzazioni Lgbtq, non intervenute in sua difesa. Ha capito, però, chi era veramente suo amico: “Sì, certo. Oggi so chi conta nella mia vita e mi sento più ricco. Sono felicissimo che non ci sia più nessuno sul mio carro. Ma voglio che non salga più nessuno. Pur senza rinunciare alla mia vita e alla mia generosità”.

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