- L’attore e regista 47enne è sposato con Laura Chiatti, 43 anni, dal 2014: hanno due figli, Enea e Pablo, 11 e 9 anni
- “A fine giugno partiranno le riprese del mio nuovo film da regista e attore in cui ci sarà anche Laura”
Marco Bocci non ha dubbi, a Chi rivela qual è per lui il peggior nemico di un matrimonio. L’attore e regista 47enne, sposato con Laura Chiatti, 43 anni, dal 2014, da cui ha avuto due figli, Enea e Pablo, 11 e 9 anni, confessa: “La noia”. E precisa: “Fondamentale avere i propri spazi”.
Quando si chiede cosa possa portare alla fine di un’unione, Marco sottolinea: “La noia. E’ fondamentale avere ognuno i propri spazi, se condividi ogni singola cosa, dopo quattro mesi non sai più cosa dirti. I matrimoni che reggono sono quelli in cui ci si vede poco, magari nel fine settimana: quant’è bello raccontarsi quello che si è vissuto e condividere?”.
Tra anni fa ha diretto la moglie nel film La Caccia, lo scorso anno hanno recitato insieme nella miniserie Se fossi te. Nonostante non sia facile condividere il lavoro, i due torneranno sul set insieme: “A fine giugno partiranno le riprese del mio nuovo film da regista e attore in cui ci sarà anche Laura, che è sempre bravissima”.
Considerato da sempre un sex symbol, Bocci confida che rapporto ha con la bellezza: “Non passo ore a sistemarmi o specchiarmi, conosco i miei difetti e ho imparato negli anni ad apprezzarmi. Riesco a convivere con il mio corpo in maniera sana, anche se il tempo passa”. Presto compirà 50 anni, non vive male gli anni che passano: “Senza angoscia, non penso all’età. Un motivo per cui discutiamo con Laura è che sono ancora ipercinetico, faccio ‘millemila’ cose, come un bambino. Conosco i miei difetti e convivo in modo sano con il tempo che passa ho ancora voglia di scoprire e sperimentare ogni giorno”.
Se i figli gli chiedessero di recitare, Marco non si opporrebbe: “E’ un lavoro complicato, serve talento ma anche una percentuale importante di fortuna. Non è facile pensare di affidare i figli alla fortuna, il mio più grande desiderio è che trovino qualcosa che li faccia sognare. Se dovesse essere la recitazione, lo accetterei, anzi sarei contento se potessero passare la vita a sognare, anche se il sogno si dovesse rivelare complesso”.

