- Era l’estate del 2001 quando il brano “Tre Parole” arrivò in cima alle classifiche
- Il ritornello “Sole, cuore, amore” è rimasto nella cultura popolare italiana
- Oggi Valeria Rossi, 57 anni, ha una “seconda vita”: ecco che lavoro fa
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Valeria Rossi, cantautrice del brano cult “Tre parole” – tutti conoscono il celebre ritornello “Sole, cuore, amore” – ha raccontato a “La Repubblica” della sua vita oggi.
Sono passati ben 25 anni da quel successo travolgente, era l’estate del 2001, quando la canzone rimase per moltissime settimane in cima alle classifiche italiane, sopra i brani di Vasco Rossi e Zucchero.
La 57enne – nata a Tripoli ma cresciuta a Mentana – è diventata una terapeuta a tempo pieno, che collabora con le Asl e altre realtà.
Ha spiegato al quotidiano di non avere rimpianti: “Non ho trovato il successo per caso, solo quello non era il mio mondo. E, giocoforza, l’ho perso presto. Sono fatalista, è stato giusto così”.
Il suo lavoro ha ancora a che fare con la voce, ha una famiglia (è mamma di un figlio adolescente), medita, e con i diritti di “Tre parole” – scrive “La Repubblica” – “si concede qualche sfizio”. “Ma non mi sono stancata di parlarne. È una responsabilità: il brano resta, ha vita a sé; io racconto chi sono diventata nel frattempo”, ha aggiunto.
E proprio su chi è diventata oggi, ha detto: “Una libera professionista. Terapeuta a tempo pieno, collaboro con le Asl e varie realtà. Aiuto le persone a conoscersi, a ritrovare le proprie emozioni, anche attraverso la voce e la musica. Tutto torna. Mi interessa la salute mentale e sto lavorando a un progetto che informi gli artisti sui rischi del mestiere, che sono tanti”.
Anche lei ci è passata: “Sì, ma non ho rancori. Ero ingenua: una parte di me voleva il successo, un’altra desiderava restare nascosta. Non mi ascoltavo e mi sono fidata delle persone sbagliate. Abbiamo lavorato male, ma la colpa è mia: non ero pronta. Volevo solo lasciare un’impronta”.
Le è stato chiesto se le sia dispiaciuto che “quel successo sia finito così presto”: “Sul momento sì, poi ho capito che era destino. Ho lavorato come autrice, poi ho persino vinto un concorso pubblico. Pensavo di cambiare il sistema da dentro, ingenua anche lì. Così sono passata alla libera professione”.
Su cosa le abbia dato la sua “seconda vita” ha continuato: “L’ascolto di me stessa e un senso del collettivo che, per vicende familiari, mi era mancato. I miei genitori scapparono dalla Libia, perseguitati da Gheddafi: è un aspetto che in parte mi ha segnata. Medito e pratico Qi gong. È sempre stato un mio interesse, ma dopo una brutta malattia, avendo tempo a disposizione, l’ho approfondito”.

