- La showgirl e modella sudamericana è stata ospite di “Verissimo” nella puntata di sabato 24 ottobre
- Qui ha ripercorso il trauma vissuto con la tragica morte della figlia Indila, avvenuta nel 2014
- La piccola aveva solo 9 mesi, Claudia si trovava a Dubai quando l’ha saputo: sull’aereo per Parigi l’hanno dovuta legare perché era “incontrollabile”
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Claudia Galanti ha ripercorso il trauma vissuto con la morte di sua figlia Indila.
La modella e showgirl di origini paraguaiane è stata ospite di “Verissimo” nella puntata andata in onda sabato 24 ottobre.
Nel contenitore di Canale5, la 45enne ha raccontato anche di essere stata legata durante il volo che l’ha riportata a Parigi dopo il decesso della piccola, avvenuto nella notte tra l’1 e il 2 dicembre del 2014. Quasi dodici anni fa.
A causa dello shock, Claudia era infatti “incontrollabile” e i piloti erano restii a farla salire a bordo dell’aereo. Ma se non fosse arrivata in Francia in tempo, avrebbe anche rischiato di saltare il funerale della sua bambina.
Quando Indila è morta a soli 9 mesi, lei era infatti a Dubai. Era partita per le Seychelles con due amiche. I bambini vivevano alternatamente con lei e con il padre, ovvero Arnaud Mimran. “In quel momento eravamo separati con il padre e quindi avevamo deciso, anzi lui aveva deciso, che i bambini una settimana stavano con lui e una settimana stavano con me. Quindi quella settimana apparteneva a lui e ho mandato i ragazzi a Parigi e io sono andata alle Seychelles con due amiche”.
Dopo il soggiorno ha fatto scalo a Dubai. “Mi chiamano al telefono e mi dicono: ‘Claudia, devi rientrare immediatamente a Parigi’. E io: ‘No, non rientro, cioè non ho io i bambini, li prendo a Milano’. ‘No, devi rientrare, devi rientrare, devi rientrare assolutamente’. Io negavo di rientrare e alla fine mi hanno detto: ‘Guarda Claudia, devi rientrare perché tua figlia è morta’”.
Lei stentava a credere a quelle parole: “Ho passato il telefono alla mia amica, come non ci credessi e quando vedo la mia amica al telefono che era contro la parete, contro un muro, che inizia a cadere, si ‘sfascia’ per terra, lì ho capito che la situazione era vera e quindi è successo un disastro, sono entrata in uno stato di shock”.
Sono state le sue amiche a prendere in mano la situazione. Nessuno voleva far imbarcare Claudia in quelle condizioni. “Mi hanno imbarcata, ma mi hanno legata sull’aereo, proprio legata, perché ero in uno stato di shock, di nervosismo, ero incontrollabile”.
Poi l’arrivo nella capitale francese: “Da lì è iniziato tutto. Tutto il dramma, cioè vedere Indila così, è stato molto forte, è stato molto duro. Sono stati molti anni difficili dopo quello, perché subito dopo hanno arrestato Arnaud e quindi era come un insieme di cose successe tutte in così poco tempo che io non riuscivo a capire come gestire la situazione, era un dolore di qua, un dolore di là, era troppo”.
Claudia ha anche spiegato esattamente qual è stata la causa del decesso della bambina: “Si è fatta un’autopsia, quella che fanno normalmente per scartare che ci sia un omicidio o qualcosa del genere […] hanno fatto degli esami del sangue ed è uscito che aveva un batterio nel sangue, un batterio su un milione che non fa la febbre e quindi non facendo la febbre tu non puoi sapere che il bambino sta male e quindi praticamente quel batterio l’ha portata via”.
Dopo questa tragedia, arriva un altro duro colpo: l’arresto di Arnaud, che si trova tuttora in carcere con accuse pesanti.
Claudia entra in una fase delicata e di dipendenza dall’alcol. “Calmavo il mio dolore con l’alcol, con il vino. Aprivo una bottiglia di vino, andavo a letto e mi addormentavo cosi. Era un modo per calmarmi. Poi mi sono resa conto che stavo davvero esagerando e non andava più bene”.
“Per dieci anni sono stata io da sola, dopodiché ho conosciuto il mio fidanzato e un giorno mi ha detto seriamente: ‘Claudia, hai bisogno di aiuto’. Mi ha detto che conosceva un dottore molto bravo e mi ha portato da lui e mi ha detto che avevo uno shock post-traumatico, un PTSD”.
“La cura è stata una terapia che si chiama EMDR, ti cancellano il trauma. E’ stato un percorso molto lungo, un anno quasi, due o tre volte a settimana. Piano piano sono migliorata, non avevo più gli attacchi di panico e le crisi forti che avevo, gli sbalzi di umore e gli alti e bassi. La mia vita ha iniziato ad essere più equilibrata, quindi ero aperta all’amore e ad essere una migliore madre”, ha concluso.

