- L’attore al settimanale “Di Più” ha raccontato della sfida che affronta la sua famiglia
- Il 62enne però si ritiene un “privilegiato”: l’esperienza con Emanuele ha cambiato la sua prospettiva
- Inoltre grazie all’aiuto di un centro, ha visto progressi incredibili nel ragazzo 25enne
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Fabrizio Bracconeri ha raccontato al settimanale “Di Più” di alcune esperienze vissute con il figlio Emanuele, 25 anni, che è affetto da autismo e ha bisogno di un supporto costante.
L’attore, diventato famoso al pubblico televisivo per il ruolo di Bruno Sacchi nella serie cult “I ragazzi della terza C”, ha parlato delle difficoltà affrontate dalla sua famiglia, ma anche dei traguardi raggiunti e delle nuove prospettive per il suo Emanuele.
“Mio figlio richiede un controllo e un’attenzione costanti, ventiquattro ore al giorno. È quello che gli diamo io e mia moglie Monica”, ha fatto sapere al magazine – come riportato da “Il Corriere della Sera” – Bracconeri, spiegando come la condizione del figlio abbia cambiato profondamente il suo quotidiano.
L’attore, però, non ha mai voluto raccontare Emanuele soltanto attraverso la sua diagnosi, ma attraverso il valore della sua presenza nella vita della famiglia. “Un grandissimo dono di Dio”, lo ha definito.
“Emanuele ci fa vedere il mondo in modo diverso, ci porta ad accontentarci di quello che abbiamo, senza recriminazioni. Ci consideriamo dei privilegiati”, ha spiegato, sottolineando come il figlio abbia insegnato a lui e alla moglie una nuova maniera di guardare alla vita.
La storia di Emanuele è anche quella di una lunga ricerca di risposte. I primi segnali arrivarono quando Bracconeri si trovava a Milano per motivi di lavoro e ricevette una telefonata dalla moglie Monica, che aveva portato il bambino all’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma.
“Le dissero che la situazione era complicata: ci crollò il mondo addosso”, ha raccontato ricordando quel momento difficile. Da lì iniziò un lungo percorso fatto di visite, specialisti e strutture sanitarie, nella speranza di trovare una soluzione.
Dopo anni di tentativi, però, la famiglia dovette fare i conti con una realtà complessa: non esisteva una cura in grado di portare alla guarigione del figlio. “Abbiamo girato i migliori ospedali pediatrici del mondo e speso montagne di soldi, ma la risposta era sempre la stessa: non c’era possibilità di guarigione”, ha affermato.
Una svolta però è arrivata grazie all’aiuto di un centro vicino a Erice specializzato proprio nel seguire ragazzi autistici. Si sono iniziati a vedere alcuni miglioramenti nella vita quotidiana di Emanuele.
“Non so se lei crede ai miracoli. Io sì. Dopo le prime volte abbiamo notato progressi incredibili nella vita di nostro figlio. Tornava a casa felice e riusciva anche a prendere il bicchiere in mano”, ha detto Bracconeri.
Il percorso di Emanuele ha messo alla prova la famiglia, ma ha anche rafforzato il rapporto tra Fabrizio e la moglie Monica. L’attore ha spiegato come, nonostante le difficoltà, il loro legame sia uscito più forte da questo percorso.
“Ho visto che la disabilità dei figli può mettere a dura prova le coppie. Noi invece abbiamo capito che il nostro amore, dopo trentuno anni, è uscito rafforzato da questa esperienza”, ha raccontato.
Bracconeri è impegnato anche pubblicamente sul tema dell’autismo con il programma televisivo con “Lo spazio dei talenti”, dedicato a storie di persone con disabilità.

