- La diva canadese ha ripercorso la sua esperienza con una malattia infettiva che ha ucciso milioni di persone nel mondo
- La 59enne – nota in tutto il mondo grazie alla serie tv “Baywatch” – l’aveva contratta negli anni ’90
- I medici le avevano detto che avrebbe avuto una decina di anni di vita, all’epoca era una sentenza di morte
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Pamela Anderson ha raccontato pubblicamente il dramma vissuto alla fine degli anni Novanta, quando le fu diagnosticata l’epatite C, in un’epoca in cui non esisteva ancora una cura per il virus. L’attrice ne ha parlato durante il gala amfAR di Venezia 2026, dove ha ricevuto l’Award of Courage.
“Era una sentenza di morte”, ha detto la 59enne – nota in tutto il mondo per il ruolo da protagonista nella serie tv cult “Baywatch” – dal palco, ricordando le parole del medico. “Mi disse che probabilmente avevo circa 10 anni da vivere”. Una diagnosi che, ha ammesso, avrebbe condizionato profondamente le sue decisioni negli anni successivi.
Più che la paura di morire, però, Anderson ha raccontato di essere stata terrorizzata dalle conseguenze che la sua morte avrebbe avuto sui figli, Brandon Thomas, oggi 30 anni, e Dylan Jagger, 28, avuti dall’ex marito Tommy Lee. “Non era paura della morte, ma paura di ciò che sarebbe potuto accadere ai miei figli piccoli”, ha spiegato. “Mi ha sconvolto completamente la vita”.
Pamela aveva precedentemente raccontato di aver contratto l’epatite C durante il matrimonio con Tommy Lee, durato dal 1995 al 1998. I due avevano condiviso un ago utilizzato per un tatuaggio, circostanza che, secondo il racconto dell’attrice, portò alla trasmissione del virus.
La cura sarebbe arrivata molti anni dopo. I farmaci in grado di eliminare l’epatite C furono approvati a partire dal 2011 e nel 2015 Anderson annunciò di essere finalmente guarita. Durante il gala veneziano ha però ricordato quanto fosse stato difficile affrontare il trattamento: “Ci è voluto tutto quello che avevo in banca” per poterlo sostenere.
La guarigione fisica non ha cancellato le conseguenze psicologiche di quella esperienza. Anderson ha parlato di un “percorso inconscio di vergogna e senso di colpa” che ancora oggi “rimane” con lei e la “perseguita”.
“E proprio come gli abusi sessuali che ho subito da bambina, mi sembrava che fosse scolpito sulla mia fronte: merce danneggiata”, ha aggiunto. “E io mi presentavo come tale”. Parole con cui l’attrice ha descritto il peso che per anni ha portato con sé.
Nonostante tutto, Pamela Anderson rifiuta però di considerarsi una vittima. “Sono una vincitrice”, ha dichiarato. “Sono forte e capace, più di quanto avrei mai potuto immaginare. Non sono la damigella in pericolo, per quanto sia facile interpretare quel ruolo”.
L’attrice aveva reso pubblica la diagnosi già nel 2002 e, nel 2015, prima di annunciare la guarigione, aveva raccontato di non aver avuto sintomi e di aver continuato a vivere normalmente. A Venezia, a distanza di anni, ha scelto di tornare su quella vicenda per raccontare soprattutto il percorso personale che ha accompagnato la malattia e la sua guarigione.

