Scandalo in Vaticano: chiesti 7 anni e 3 mesi per il cardinale Becciu. E 5 anni e 4 mesi per Don Carlino – quotidianodipuglia.it

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Compravendita del palazzo di Sloane Avenue 60, a Londra: il promotore di giustizia del Vaticano, Alessandro Diddi ha chiesto 7 anni e 3 mesi di reclusione per il cardinale Angelo Becciu. In tutto dieci gli imputati per la gestione dei fondi della Segreteria di Stato negli anni in cui Becciu era Sostituto (dal 2011 al 2018), con il potere di disporre dei fondi riservati tra i quali anche il prelato salentino don Mauro Carlino, da pochi mesi nominato parroco di Santa Croce, a Lecce. Nel ruolo di segretario del cardinale Becciu è accusato di estorsione ed abuso di ufficio. Per lui Diddi ha chiesto 5 anni e 4 mesi di reclusione. 

Le richieste di pena

Il promotore di giustizia Vaticano Alessandro Diddi ha chiesto 7 anni e 3 mesi di reclusione per il cardinale Angelo Becciu, oltre all'interdizione perpetua dai pubblici uffici e 10.329 euro di multa. La richiesta è stata formulata oggi in aula, al termine della requisitoria del magistrato, durata sei udienze. Il Pg vaticano, inoltre, per i dieci imputati sulla gestione dei fondi della Segreteria di Stato, ha chiesto complessivamente 73 anni e un mese di reclusione, più pene interdittive e pecuniarie di vario tipo. La sentenza è attesa «entro Natale». Per quanto riguarda gli altri imputati, nel dettaglio, il pm Diddi ha chiestoper René Brulhart 3 anni e 8 mesi di reclusione, l'interdizione temporanea dai pubblici uffici e 10.329 euro di multa; per mons. Mauro Carlino 5 anni e 4 mesi di reclusione, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e 8.000 euro di multa; per Enrico Crasso 9 anni e 9 mesi di reclusione, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e 18.000 euro di multa; per Tommaso Di Ruzza 4 anni e 3 mesi di reclusione, l'interdizione temporanea dai pubblici uffici e 9.600 euro di multa; per Cecilia Marogna 4 anni e 8 mesi di reclusione, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e 10.329 euro di multa; per Raffaele Mincione 11 anni e 5 mesi di reclusione, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e 15.450 euro di multa; per Fabrizio Tirabassi 13 anni e 3 mesi di reclusione, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e 18.750 euro di multa; per Nicola Squillace 6 anni di reclusione, la sospensione dall'esercizio della professione di avvocato e 12.500 euro di multa; per Gianluigi Torzi 7 anni e 6 mesi di reclusione, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e 9.000 euro di multa.
Per quanto riguarda le società: alla Logsic Humanitarne Dejavnosti di Cecilia Marogna una sanzione pecuniaria di 150.000 euro, tre anni di divieto di contrattare con la pubblica amministrazione e una confisca di 174.210 euro; per le tre società di Enrico Crasso, alla Prestige Family Office 150.000 euro di sanzione pecuniaria, tre anni di divieto di contrattare con la pubblica amministrazione e 902.585,51 franchi svizzeri di confisca; alle Sogenel Capital Investment 150.000 euro di sanzione pecuniaria, tre anni di divieto di contrattare con la pubblica amministrazione e una confisca di 308.547 franchi svizzeri; alla Hp Finance 150.000 euro di sanzione pecuniaria e tre anni di divieto di contrattare con la pubblica amministrazione.

I fatti

Il processo era iniziato proprio tre anni fa: il 27 luglio 2021. Al centro della questione la compravendita del palazzo londinese di Sloane Avenue e gli investimenti della Segreteria di Stato negli anni in cui Becciu era Sostituto, con il potere di disporre dei fondi riservati. Secondo l'accusa il cardinale Becciu avrebbe prodotto documenti falsi, ostacolando in ogni modo le indagini. Questo sarebbe stato il “modo di agire” del già Sostituto per gli affari generali, che con il suo operato avrebbe causato perdite alla Segretaria di Stato per una cifra che oscilla tra i 130 e 180 milioni di euro, di cui 55 sarebbero riconducibili al solo investimento del palazzo di Sloane Avenue. A sostenerlo il pm Alessandro Diddi, nel corso della requisitoria dell’Ufficio del Promotore. Nel corso delle udienze è emerso un carteggio nel quale Becciu, il 24 luglio 2021, scriveva al Papa allegando due dichiarazioni che chiedeva al pontefice di firmare perché lo scagionasse dalle accuse sui fondi per il palazzo londinese e la liberazione della suora. Tra le istanze anche l'annullamento di ciò che papa Francesco gli aveva scritto tre giorni prima. «Caro Fratello, ritenevo, con la prima lettera del 21 luglio in risposta – speravo definitiva – alla sua del 20 luglio, di aver chiarito, in spirito di verità, la mia posizione negativa sulle dichiarazioni che intende farmi sottoscrivere. Evidentemente e soprendentemente, sono stato da Lei frainteso» aveva tagliato corto il Papa

Le somme inviate in Sardegna e a Marogna

L'altra vicenda riguarda il presunto finanziamento alla cooperativa Spes di Ozieri, una struttura della Caritas, gestita dal fratello in Sardegna, per un ammontare di 100 mila euro. Infine, l’ultima e la più ingarbugliata, ha a che fare con un’altra imputata, Cecilia Marogna, una esperta di politica internazionale, collegata con i servizi segreti italiani e reclutata dal Vaticano per gestire i pagamenti dei riscatti dei missionari rapiti dall’Isis in Africa.

Una questione piuttosto oscura e misteriosa sulla quale in aula l’avvocato che la difende aveva sollevato il segreto di Stato annunciando che la sua assistita avrebbe persino scritto alla Nato, al governo italiano e al Vaticano (senza avere risposte) per apporre il segreto. La Marogna – ha affermato il legale – avrebbe timori per la sua incolumità personale. Per quanto riguarda le somme di denaro inviate dalla Segreteria di Stato alla società slovena di Cecilia Marogna, il Papa ne parlava come di «estemporanei ed incauti affidamenti di risorse finanziarie distratte dalle finalità tipiche e destinate, secondo le tesi accusatorie, a soddisfare personali inclinazioni voluttuarie». E aggiungeva: «In tal contesto comprenderà bene come non sia possibile l’apposizione di alcun segreto pontificio».

Le accuse di Diddi

Nella sua requisitoria, il promotore di giustizia si è riferito anche all’accusa di peculato rispetto alla cooperativa sarda Spes gestita dal fratello e ai 225 mila euro inviati dalla Segreteria di Stato sul conto della Caritas di Ozieri, definendo «provati» i capi d’imputazione. E ha parlato di 575 mila euro versati dai conti Ior della Segreteria di Stato a Cecilia Marogna, accreditata come «analista geopolitica» senza averne titolo «grazie all’amicizia con Becciu». Gli stessi soldi che in teoria dovevano servire per il tentativo di liberare una suora colombiana sequestrata in Mali ma che in pratica sarebbero stati spesi per alberghi di lusso e spese pazze. Il commento del cardinale Becciu è stato altrettanto duro: «Ciò che mi ha più ferito è stato che il promotore di giustizia non ha portato uno straccio di prova per suffragare le sue accuse, ma mi ha descritto in modo assolutamente deformante, finendo per sfregiare la mia figura di uomo e di prete», ha detto.

Il ruolo di Don Carlino

Tra le richieste di pena 5 anni e 4 mesi monsignor Mauro Carlino, segretario del numero due della Segreteria di Stato (prima Giovanni Angelo Becciu e poi Edgar Pena Parra), poi rientrato in Salento, accusato di estorsione in concorso. Il prelato sarebbe stato coinvolto per alcune presunte operazioni finanziarie irregolari nella Santa Sede riguardanti compravendite immobiliari milionarie all’estero. Tutto è iniziato dall’acquistato “gonfiato” dell'immobile a Sloane Avenue a Londra. Secondo gli inquirenti è stata «realizzata dai gestori del fondo per le elemosine una consistente rivalutazione contabile dell’edificio che, allo stato delle investigazioni, non sembra trovare una valida ragione economica». Il valore del palazzo, dicono le carte, sarebbe lievitato. E sarebbe, poi, entrata in scena la società Gutt nel ruolo di agente della Segreteria di Stato per gestire l’immobile. E la Segreteria, si legge nelle carte della rogatoria, «si è impegnata verbalmente a corrispondere a Gutt Sa una somma del 3% pari a 10 milioni di euro. Accordo che non risulta formalizzato in alcun contratto». Risultato: un’operazione finanziaria poi rivelatasi in perdita: «Le quote del fondo perdono 18 milioni di euro e l’operazione Gutt Sa genera una perdita di 100 milioni. A fronte di un esborso di 250 milioni, la Segreteria si trova proprietaria di un immobile che sulla carta ne varrebbe 260 ma per assicurarsi la proprietà alla fine dovrà sostenere un costo di 363 milioni». In questo scenario Carlino, secondo gli investigatori, sarebbe stato l’ultimo, in ordine di tempo, tra gli emissari della Segreteria di Stato incaricati di portare a termine la difficile trattativa con alcuni personaggi che, alla fine della vicenda, che avrebbero impedito al Vaticano di disporre dell’immobile. Nello specifico, Carlino deve difendersi dall'accusa di estorsione in concorso per il presunto ricatto che il broker, Gianlugi Torzi, avrebbe consumato «incutendo timore di gravi danni agli averi della Segreteria di Stato».

La «particolare disinvoltura»

Dalle carte della rogatoria era emerso un quadro di Carlino con i magistrati che ne sottolineavano la «particolare disinvoltura con la quale si muove nella alte sfere della gerarchia dello Stato, l’incessante attività posta in essere con personaggi del mondo della finanza per realizzare nuove iniziative di tipo imprenditoriale. Aveva incontrato Luca Dal Fabbro, presidente di Snam, per discutere della rinegoziazione del mutuo sull’immobile londinese e di nuovi progetti, sempre con il giro di Raffale Mincione e con Preziosi di Genova». Carlino aveva incontrato anche Giovanni Ferruccio Oriente che «dalle intercettazioni parrebbe avere accesso al ministero dell’Interno italiano. Costui sembrerebbe essere in grado di accedere ai registri di notizie di reato di tutte le procure, è informato degli affari di Torzi». E, infine, lo stesso don Mauro avrebbe discusso di un’operazione sulla tenuta dell’Acquafredda di proprietà dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. Per tutto questo ora per lui la richiesta di pena è di 5 anni e 4 mesi. A Natale per la sentenza.

La difesa: "Becciu innocente, sempre leale servitore della chiesa"

“Le richieste del Promotore di giustizia non tengono conto degli esiti del processo, che ha dimostrato l’assoluta innocenza del Cardinale per l’operazione relativa al Palazzo di Londra e per ogni altra accusa”. È quanto dichiarano gli avvocati Maria Concetta Marzo e Fabio Viglione, difensori del Cardinale Angelo Becciu. “Sulla base di teoremi clamorosamente smentiti in dibattimento, il Promotore di Giustizia ha continuato a sostenere una tesi sganciata dalle prove e ne prendiamo atto. Quanto alle richieste del Promotore, neanche un giorno sarebbe una pena giusta. Solo il riconoscimento dell'assoluta innocenza e l’assoluzione piena rispecchiano quanto accertato in modo chiarissimo. Il Cardinale è stato sempre un fedele servitore della Chiesa ed ha sofferto in silenzio, difendendosi nel processo e partecipando attivamente alle udienze. Sottoponendosi per diverse giornate ad estenuanti interrogatori ha chiarito ogni equivoco, dimostrando assoluta buona fede e correttezza", concludono i legali.

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